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mag 18

Il tema della giustizia continua a dividere la maggioranza.

Posted on venerdì, maggio 18, 2012 in Senza Categoria

E dopo le polemiche sul falso in bilancio è arrivato l’ennesimo scontro sulle norme anticorruzione in discussione nelle commissioni riunite Giustizia e Affari Costituzionali della Camera. Com’era accaduto martedì anche ieri, appena iniziata la seduta, i deputati del Pdl hanno cominciato ad intervenire uno dopo l’altro. Davanti all’accusa di «ostruzionismo» Manlio Contento ha replicato: «Stiamo semplicemente diffondendo quelle che sono le nostre convinzioni sul provvedimento». Ma non è servito a rasserenare il clima. Dopo oltre mezz’ora Idv e Udc hanno deciso di ritirare i propri emendamenti nella speranza di velocizzare i tempi. La Lega, appellandosi al regolamento, ha chiesto di chiudere subito il dibattito. Nel frattempo gli attacchi nei confronti dei pidiellini si sono fatti più duri. «Mi sembra di assistere – ha accusato Antonio Di Pietro – a ciò che avvenne nel ‘92-’93 all’epoca di Tangentopoli». Più conciliante Pier Ferdinando Casini: «Non penso sia ostruzionismo. Penso che ci sia la necessità di chiarire alcuni punti, bisognerà farlo con serenità senza ultimatum da parte di nessuno». A questo punto, però, si è verificato l’«incidente». Prima è stato messo ai voti un emendamento della relatrice Angela Napoli (Fli). Bocciato e seduta sospesa. Poi, alla ripresa, quando tutte le forze politiche sembravano disponibili a ritirare le loro richieste di modifica, il Pd ha insistito per votare la proposta di inasprire le pene minime (da 3 a 7 anni) e massime (da 4 a otto) per la corruzione per atti contrari a dovere d’ufficio. Approvata. Immediata la reazione di Federico Palomba (Idv): «Non è possibile consentire votazioni di questo tipo solo per fare vetrina. Li devono ritirare come noi». E mentre il Pd con Donatella Ferranti festeggiava («così si colpisce la vera corruzione»), il Pdl è sceso sul sentiero di guerra. La riunione tra il ministro della Giustizia Paola Severino e la maggioranza, prevista dopo la seduta della Commissione, è stata annullata. E da Porta a Porta il segretario Angelino Alfano ha attaccato il Pd: «Il testo su cui si lavora è il nostro. Ora alla Camera vogliono fare gli eroi e i fenomeni. Se pensano di far rinascere un’alleanza con l’Idv per mettere in imbarazzo noi non è un metodo leale. Non vorrei che stessero cercando di creare incidenti per far saltare il governo». Per tutta risposta il leader Democratico Pier Luigi Bersani si è scagliato contro il Pdl: «Troveremo il modo di portare il provvedimento in Aula. Non si può scherzare su una misura che è una priorità assoluta». Insomma la maggioranza sembra a un passo dall’implosione. Anche se il Guardasigilli Severino respinge letture catastrofiste: «La giustizia è sempre stata una palestra molto difficile. Io ho visto una buona volontà, ma a volte ci sono momenti di spaccatura». E a chi le fa notare la nascita di una «nuova maggioranza» risponde: «Non mi è sembrato. Non posso pensare che qualcuno possa impedire all’Idv di votare dei provvedimenti se li condivide». In ogni caso anche Severino si mostra perplessa sull’emendamento del Pd approvato («si toglie razionalità al sistema. Ora sarà necessario riallineare tutte le pene») e non eclude che «possa esserci una nuova riunione» di maggioranza. In ogni caso il 28 maggio il testo dovrà arrivare in Aula. Il tempo stringe e una mediazione, al momento, appare assai difficile.

Fonte:

http://www.iltempo.it/2012/05/18/1341183-tema_della_giustizia_continua_dividere_maggioranza.shtml

mag 17

Mandarli tutti a casa (editoriale Marco Travaglio Servizio Pubblico 17 maggio 2012 La Politica)

Posted on giovedì, maggio 17, 2012 in Senza Categoria

http://tv.ilfattoquotidiano.it | Servizio Pubblico 24a puntata – titolo La Politica. In questo video l’editoriale di Marco Travaglio “Non si capisce bene se i politici fanno così perché non vogliono cambiare, o non possono cambiare o non vogliono cambiare, ma mi sembrano tre ottimi motivi per mandarli tutti a casa lo stesso”

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mag 17

Hollande taglia lo stipendio dei ministri: prenderanno il 30% in meno

Posted on giovedì, maggio 17, 2012 in Senza Categoria

ROMA – Francois Hollande l’aveva promesso in campagna elettorale e l’ha subito fatto: il primo Consiglio dei ministri del nuovoGoverno guidato da Jean-Marc Ayrault ha deciso il taglio del 30% degli stipendi dei membri dell’esecutivo (i ministri sono 34, la metà donne). Una decisione in controtendenza con quella adottata da Nicolas Sarkozy al suo arrivo all’Eliseo che aveva aumentato del 172% il suo stipendio netto portandolo da 7.084 a 19.331 euro.

Con questa decisione di Hollande, la retribuzione lorda di un ministro del Governo Ayrault scenderà così del 30% da 14.200 euro a 9.940 euro mentre quella di un segretario di Stato da 13.490 a 9.443 euro. Retribuzioni inferiori, per fare un esempio, a quelle del presidente della regione Lazio, Renata Polverini (che guadagna circa 11.750 euro netti al mese) o del governatore della Lombardia (14.700 euro netti).

In futuro prossimo toccherà anche al presidente della Repubblica e al premier subire un taglio dello stipendio del 30% ma perché questo possa avvenire sarà necessario una modifica della legge in Finanziaria. Questa modifica, si legge nel resoconto del Consiglio dei ministri, «sarà realizzata nella prossima manovra correttiva con un entrata in vigore retroattiva al 15 maggio». La retribuzione lorda di Hollande e di Ayrault passerà quindi da 21.300 euro a 14.910 euro.

Il segretario generale dell’Ump, il partito dell’ex presidente Sarkozy, Jean-Francois Copè, denuncia una decisione «demagogica». Il primo governo di Hollande, sottolinea Copè in una nota, «conta 14 membri di Governo in più rispetto al primo esecutivo di Nicolas Sarkozy: si passa da 15 ministri, 4 segretari di Stato e un Alto Commissario a 34 ministri e viceministri, ossia un aumento del 65%. Il calo degli stipendi del 30%, quindi – sottolinea l’esponente dell’Ump – non può nascondere questa realtà: il Governo di Hollande costerà molto più caro al contribuente».

Fonte:

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/hollande_taglia_lo_stipendio_dei_ministri_prenderanno_il_30_in_meno/notizie/196883.shtml

mag 17

Napoli, morto dopo 12 giorni agonia artigiano che tentò suicidio

Posted on giovedì, maggio 17, 2012 in Senza Categoria

Napoli, 17 mag. (TMNews) – È morto presso l’ospedale Loreto Mare di Napoli Pietro Paganelli, l’artigiano 72enne che lo scorso 5 maggio si sparò un colpo di pistola alla testa per problemi economici legati ad alcuni debiti con Equitalia. L’anziano fu trovato in una pozza di sangue dal figlio all’interno dell’officina di rimessaggio barche di via Fedro nella zona di Mergellina a Napoli. Ricoverato in ospedale i sanitari ritennero le sue condizioni di salute disperate sottolineando come per lui non ci fosse alcuna speranza di vita. Oggi dopo 12 giorni di agonia l’uomo è deceduto.

Psc/RalAqu

Fonte:

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/121_ultima_ora/363155_napoli_morto_dopo_12_giorni_agonia_artigiano_che_tent_suicidio/

mag 17

Corruzione, passa proposta Pd: pene aumentate. Alfano: il governo rischia

Posted on giovedì, maggio 17, 2012 in Senza Categoria

ROMA – Le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera hanno approvato una modifica proposta dal Pd al ddlanticorruzione che aumenta le pene detentive per il reato di corruzione per atti contrari a dovere d’ufficio. Con la modifica si sale da tre a sette anni, per le pene minime, e da quattro a otto per quelle massime. Il subemendamento, primo firmatario il capogruppo in commissione Giustizia Donatella Ferranti, è passato con i voti favorevoli di Pd, Fli e Idv e con l’astensione di Udc e Lega. No del Pdl.

Severino era contraria. «La linea del governo era quella di individuare una via retta, ma mediana. Ora sarà necessario riallineare tutte le pene». Lo ha detto il ministro della Giustizia Paola Severino dopo che in commissione, in sede di esame del ddl anti-corruzione, è passato l’emendamento sugli aumenti di pena per la corruzione per atti contrari a dovere d’ufficio. Già durante la discussione in Commissione Severino si era detta «preoccupata» perché con l’aumento di pena «si toglie razionalità al sistema».

«Se aumentano le pene minime e massime per questo reato - ha spiegato il Guardasigilli – bisogna riallineare anche quelle per reati più gravi», mentre il sistema delle pene «mi sembra debba avere una propria logica». Anche per questo il ministro aveva proposto, durante la seduta delle commissioni riunite Giustizia e affari costituzionali della Camera, di accantonare l’emendamento, affermando che una decisione di questo tipo «potrebbe essere utile».

«Non credo si sia formata una nuova maggioranza, per esempio sul falso in bilancio», ha poi aggiunto il ministro. «La giustizia è sempre stata una palestra molto difficile. Io – ha aggiunto – ho visto una buona volontà, ma a volte ci sono momenti di spaccatura», ha aggiunto osservando che «il governo aveva accuratamente studiato e selezionato una proposta per trovare una via mediana».

«L’emendamento approvato oggi colpisce il vero reato di corruzione aumentando sensibilmente le pene. Certo che sono soddisfatta», ha commentato il capogruppo del Pd in Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. «Ci sembra una pena congrua ai fini dell’efficacia della pena. Non c’è una nuova maggioranza». «È chiaro che adesso si dovranno equilibrare anche tutte le pene per gli altri reati. Il ministro si era rimesso alla Commissione – prosegue Ferranti – e questo emendamento abbiamo chiesto con forza che venisse votato, perché ci sembrava qualificante ai fini dell’impostazione che avevamo dato a tutti i nostri subemendamenti». Per quanto riguarda l’accusa lanciata dal Pdl, secondo la quale si sarebbe formata una nuova maggioranza sulla Giustizia, Ferranti lo esclude: «Non diamo peso a queste dichiarazioni. Siamo comunque aperti a valutare ogni proposta. Se c’è stato ostruzionismo da parte del Pdl? Credo proprio di sì visto gli interventi fiumi che ci sono stati».

Ancora ostruzionismo del Pdl per fermare il lavori del ddl anti-corruzione. I deputati del Pdl anche oggi hanno fatto interventi fiume in commissione per cercare di fermare il provvedimento. Il pidiellino Manlio Contento ha spiegato che non si tratta di ostruzionismo.

«Si levino dalla testa che queste norme anticorruzione non passino dal voto del Parlamento. È inutile che facciano ostruzionismo in Commissione». È il messaggio che il segretario del Pd Pier Luigi Bersani lancia al Pdl. «Troveremo il modo – ha aggiunto Bersani a margine di un comizio elettorale tenuto a sostegno del candidato sindaco di Cardito – di portare il provvedimento in aula. Non si può scherzare – ha concluso – su una misura che è una priorità assoluta».

Alfano: cercano l’incidente per far saltare il governo. «Il testo su cui si lavora» per l’anticorruzione «è il nostro. Ora alla Camera vogliono fare gli eroi e i fenomeni. Se pensano di far rinascere un’alleanza con l’Idv per mettere in imbarazzo noi non è un metodo leale. Non vorrei che puntino a creare incidenti per far saltare il governo», ha detto Angelino Alfano. Nel corso della registrazione di Porta a Porta, il segretario del Pdl fa presente come, «su una serie di norme di quel testo, siamo in dissenso. Ma non può essere possibile che noi votiamo anche le cose impopolari insieme a loro, mentre loro ritengono di far rinascere l’alleanza con la vecchia opposizione, con l’Idv, per mettere in imbarazzo noi». «Creare incidenti nella maggioranza che sostiene il governo – conclude quindi Alfano – è un modo per far saltare il governo».

«Il segnale politico di oggi è abbastanza chiaro: ora che il Pdl non ha più l’appoggio della Lega, e che la Lega è in cerca di una nuova verginità politica, sulla giustizia qualcosa può riaprirsi davvero: difficile che decidano di far cadere Monti per questo, visti anche i sondaggi dell’ultimo periodo», ha commentato il deputato Pd, Andrea Sarubbi.

Fonte:

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/corruzione_passa_proposta_pd_pene_aumentate_alfano_il_governo_rischia/notizie/196818.shtml

mag 17

Anticorruzione, la maggioranza si spacca Alfano: qualcuno vuole fare saltare il Governo

Posted on giovedì, maggio 17, 2012 in Senza Categoria

E’ ‘guerra’ alla Camera sul ddl Anticorruzione. La maggioranza si spacca su un emendamento del Pd che aumenta le pene per il reato di ‘Corruzione per atto contrario al dovere d’ufficio’ e che passa grazie alle molte assenze nel Pdl. L’Idv protesta contro i Democratici che decidono di non ritirare, come fanno invece dipietristi e Udc, i propri emendamenti per stoppare ‘l’ostruzionismo’ del Pdl. Anche il Guardasigilli Paola Severino sembra perplessa.

“Ora – commenta a fine voto – si dovranno ridisegnare tutte le pene del provvedimento”. E salta, alla fine, anche una riunione di maggioranza convocata per fare il punto sui lavori parlamentari. La confusione, insomma, sembra totale. E il ddl sempre più a rischio.

Chiaro in questo senso Angelino Alfano: “Ora alla Camera vogliono fare gli eroi e i fenomeni. Se pensano di far rinascere un’alleanza con l’Idv per metterci in imbarazzo non è leale. Non vorrei che puntassero a creare incidenti per far saltare il governo”.

Quando comincia la seduta delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera tutti si aspettano che il Pdl faccia ostruzionismo. E’ da tempo che con interventi fiume i pidiellini rallentano i lavori. Così, dopo il quarto di loro che prende la parola per più di 10 minuti, il leader Idv Antonio Di Pietro lancia l’idea: ritiriamo tutti gli emendamenti al testo, così il Pdl smetterà di “farci perdere tempo” e mettiamo subito ai voti quello del governo (che riscrive la parte penale del ddl). In questo modo, ragiona, si eviterà di arrivare in Aula con il testo Alfano: vero obiettivo del Pdl, critico soprattutto con l’aumento dei tetti minimi di pena previsti nel testo Severino e negli emendamenti di Pd-Idv. L’Udc accetta. Fli nicchia, poi li mantiene. Stessa cosa il Pd. “Valuteremo di volta in volta”, spiega il capogruppo in commissione Donatella Ferranti.

Il Pdl chiede di sospendere la seduta per valutare il da farsi. E durante la pausa, Ferranti con il capigruppo del Pdl, Costa, e dell’Udc, Rao, si riuniscono con la Severino. Senza la relatrice Angela Napoli di Fli che con i cronisti si sfoga parlando di “inciucio”. “Io, come vedete, sono l’unica a non inciuciare”, dice indicando il ‘capannello’ dei colleghi. Ma l’espressione ‘inciucio’ rimbalzata sulle agenzie ha l’effetto di una bomba. Il Pdl protesta. Mentre Rao spiega che a fine seduta ci sarà un’altra riunione sui nodi da sciogliere alla quale “sarà bene che partecipi la Napoli”.

Così, mentre molti emendamenti fino a quel momento erano stati accantonati perché avevano riferimenti a norme non ancora votate, su uno, il Pd si impunta. La Ferranti chiede che venga votato quello che fa passare da 3 a 7 anni la pena minima e da 4 a 8 la massima per il reato di ‘Corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio”. Sebbene il ministro ne avesse chiesto l’accantonamento. “E’ questo il vero reato di corruzione – osserva – e l’aumento di pena è congruo per un reato così grave e per l’effettività della pena stessa”. Paolo Sisto (Pdl) si dice “inorridito” per le parole della Ferranti. Ma alla fine il testo passa. Con l’ astensione di Lega, Udc e Radicali e per le numerose assenze nel Pdl (“ci avevano assicurato che non si sarebbe votato” dice uno di loro e poi “è giovedì pomeriggio…”).

Il sì riscalda gli animi e salta la riunione. Ma per ’scongiurare’ che si arrivi in Aula con il testo Alfano è necessario, spiegano i tecnici, che si voti il testo del governo. Anche se passassero i subemendamenti non servirebbe a nulla. “Siamo aperti al confronto – commenta il responsabile Giustizia Pd Andrea Orlando – ma approveremo l’anti-corruzione a prescindere dal Pdl”. “Si levino dalla testa che queste norme non passino dal voto del Parlamento”, rincara la dose Bersani. “Sono loro che sabotano il testo”, ribatte Costa che nega anche l’ostruzionismo del Pdl. Martedì è il secondo round. E il tempo stringe. Per il 28 il ddl va in Aula

Fonte:

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/273532

mag 17

Corruzione, ostruzionismo Pdl alla legge Pd, Udc e Idv: subito al voto in Aula

Posted on giovedì, maggio 17, 2012 in Senza Categoria

ROMA – Ancora ostruzionismo del Pdl per fermare il lavori del ddl anti-corruzione. Dopo le polemiche e lo scontro sulle procedure, la seduta delle Commissioni Affari costituzionalie Giustizia della Camera, che esaminano il provvedimento, è stata sospesa dal presidente Donato Bruno. La richiesta di sospensione è stata avanzata dal capogruppo del Pdl in Commissione Giustizia, Enrico Costa ed è stata approvata da tutti i gruppi tranne l’Italia dei valori. Antonio Di Pietro, che aveva annunciato il ritiro degli emendamenti dell’Idv per arrivare al più presto al voto in aula, ha poi commentato: «Deve finire questa commedia. Abbiamo fatto una scelta politica per andare in Aula e votare presto. Voglio sapere chi è il mandante di tutta questa manfrina».

I deputati del Pdl anche oggi hanno fatto interventi fiume in commissione. Il pidiellino Manlio Contento ha spiegato che non si tratta di ostruzionismo. «Noi stiamo semplicemente diffondendo quelle che sono le nostre convinzioni sul provvedimento. Ci aspettiamo dal ministro un’apertura su alcune questioni da noi sollevate ai fini della graduazione della pena». Ma, dopo l’ennesimo intervento piuttosto lungo, gli esponenti di Pd e Idv hanno reagito e annunciato il ritiro degli emendamenti presentati pur di vedere concluso l’esame in Commissione del ddl.

Per l’Udc ha annunciato il ritiro degli emendamenti Lorenzo Ria, mentre il Pd, con la capogruppo in Commissione Giustizia Donatella Ferranti ha espresso la disponibilità a farlo. Da parte della Lega invece è stata sollevata una questione procedurale e Raffaele Volpi ha chiesto, richiamando il regolamento di votare subito l’emendamento in discussione e procedere così anche per i successivi. Gli ha replicato il presidente della Commissione Affari costituzionali Donato Bruno giudicando «quella di interrompere la discussione una richiesta grave

Fonte:

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/corruzione_ostruzionismo_pdl_alla_legge_pd_udc_e_idv_subito_al_voto_in_aula/notizie/196818.shtml

mag 17

PENSACI GIACOMINO ( PRIMA DI VOTARE)

Posted on giovedì, maggio 17, 2012 in Senza Categoria

Incredibile, ma vero, secondo la procura milanese, la quale dà credito all’ex tesoriere Belsito, Bossi è sempre stato al corrente delle spese pazze destinate ai propri famigliari. Non solo, l’ex Senatur avrebbe truffato lo Stato per oltre 18 milioni di euro ricevuti grazie a bilanci ritenuti non veritieri. I Carabinieri consegnano all’Umbertun padano gli avvisi di garanzia direttamente presso la sede di via Bellerio. Renzo stressato dall’ingiusto polverone mediatico, in questo momento si trova in vacanza in Marocco (con permesso di soggiorno). Oltre a paghe e paghette da 5000 euro mensili destinate ai pargoli di casa Bossi, sembrerebbe coinvolta, a dire dell’ex tesoriere anche Daniela Marone e la scuola Bosina di sua proprietà. Infatti il Belsito avrebbe destinato fondi per quasi un milione di euro per finanziare l’acquisto di case e terreni. E tutto ciò all’insaputa (per ora) dei nuovi proprietari del partito.

Cambiamo partito ed ex tesoriere…

Luigi Lusi per mezzo dell’Agi diffonde la propria versione dei fatti a riguardo dei soldi della Margherita “stornati” per ragioni personali. L’ex tesoriere accusa: Tre fatture da 70mila euro A Matteo Renzi, 3000 euro mensili per Enzo Bianco più altre cifre davvero importanti destinate ad un società catanese. Sempre al cospetto della Giunta per le Immunità Parlamentari Lusi continua:  “Io ero il tesoriere, ovvero il bancomat del partito. Il garante di una spartizione 60/40 tra popolari e rutelliani”. Ancora: non facevo domande. Pagavo e basta. Lui era il presidente, io il tesoriere e così andava per le assunzioni, Rutelli mi diceva di assumere tizio e caio, io eseguivo, lo diceva il mio Presidente ed io assumevo”. Bene…!!! Bravi…!!!! Ovviamente anche in questo caso il tutto è stato congegnato all’insaputa di tutti, no, forse l’unico al corrente del meccanismo e sempre stato Filippo Penati.

Ma non è finita entra in scena il Pdl:

Dal Carcere di Bari il faccendiere Lavitola spiega ai Giudici che indagano sul giro di escort ( ? ) d’essere stato un semplice intermediario tra l’ex Premier e Gianpaolo Tarantini, quest’ultimo avrebbe dovuto mentire in cambio di soli 500mila euro a riguardo delle feste private di Silvio Berlusconi….Bene…!!! Bravi…!!! Bis…!!!! Naturalmente non ci crediamo è tutto un complotto della magistratura comunista…!!!!!

Cari signori (si fa per dire), questa è la strada giusta per spianare la strada a quella che voi chiamate antipolitica dei non votanti. In tutta coscienza chi avrebbe il coraggio di votarvi nuovamente…!

Giovanni lafirenze

mag 17

«Tra soldi e politica» Da Bari Lavitola: soldi da Silvio per Gianpi

Posted on giovedì, maggio 17, 2012 in Senza Categoria

BARI - Quei soldi consegnati a Gianpaolo Tarantini sono un dato «storico» ormai acquisito. I contorni dell’ipotesi accusatoria, pagare Gianpi per indurlo a mentire all’autorità giudiziaria barese che indagava sulle escort reclutate per partecipare alle feste in residenze private dell’ex premier Silvio Berlusconi, sembrano già definiti. Per questo le domande rivolte al direttore dell’Avanti sono andate ben oltre l’accusa ipotizzata nei suoi confronti. Dall’interrogatorio durato cinque ore sarebbero emersi ulteriori spunti investigativi al vaglio del procuratore aggiunto Pasquale Drago, titolare del fascicolo d’ indagine, e dei Carabinieri.

In carcere a Bari dove è arrivato lunedì sera e da dove ripartirà forse oggi per Poggioreale, Lavitola ha risposto a tutte le domande degli inquirenti. Il verbale è stato secretato. Per questa ragione il suo difensore, avvocato Gaetano Balice, si è limitato a dire che il suo assistito «ha chiarito il suo coinvolgimento in queste vicende ed è sereno».
Il legale non ha finora presentato istanza di scarcerazione per il suo assistito. Il Tribunale del riesame di Bari lo aveva detto: Valter Lavitola ha avuto il «ruolo di intermediario tra Silvio Berlusconi (…) e Gianpaolo Tarantini» e ha tenuto una condotta che deve «essere valutata in termini di concorso nel reato».

L’inchiesta barese sul faccendiere rientrato nelle settimane in Italia dopo mesi di latitanza dorata in Sud America, era ripartita da affermazioni che pesano come macigni, confermate anche dalla Cassazione. Frasi sostanzialmente condivise in precedenza dalla Procura di Napoli e dal Riesame partenopeo. Secondo l’accusa, su istigazione dell’al – lora capo del governo Silvio Berlusconi e in cambio di almeno 500mila euro ricevuti dall’ex premier, Lavitola ha indotto Tarantini a rendere dichiarazioni false alla Procura di Bari nel procedimento relativo alle escort.

Secondo quanto ha sempre sostenuto Tarantini, Berlusconi non sapeva che quelle donne fossero prostitute; secondo i magistrati baresi, invece, emerge dagli atti la consapevolezza dell’allora capo del governo, anche lui indagato, di avere rapporti sessuali con escort. Ma proprio sul ruolo che Lavitola avrebbe avuto nell’alleggerire le dichiarazioni di Tarantini e nell’indurlo a patteggiare la pena per non far depositare le intercettazioni- scandalo tra lui e Berlusconi, il Tribunale del Riesame di Bari nell’ordinanza depositata il 6 febbraio scorso (notificata ieri) era andato giù duro. I giudici della Libertà avevano infatti scritto che l’ex direttore dell’«Avanti» ha avuto il ruolo di concorrente dell’autore materiale del reato, che nella ricostruzione dei giudici sarebbe, appunto, Berlusconi. «Non vi è dubbio – scrive tra l’altro il Riesame – che le dichiarazioni rese dal Tarantini davanti all’autorità giudiziaria di Bari in data 29 e 31 luglio 2009 risultano essere reticenti relativamente al coinvolgimento del premier e a tratti addirittura mendaci, determinando in tal modo, alla stregua dell’illustrato orientamento della Suprema Corte, la consumazione del reato di cui all’articolo 377bis del Codice penale, posto in essere da Silvio Berlusconi». [g. l.]

Fonte:

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=519333&IDCategoria=1

mag 17

I pm: Bossi sapeva Indagato per truffa ai danni dello Stato

Posted on giovedì, maggio 17, 2012 in Senza Categoria
PAOLO COLONNELLO
milano

Quando la segretaria amministrativa Nadia Dagrada e l’ex tesoriere Francesco Belsito riferivano che «il capo» sapeva (anzi, di più, approvava) tutte le spese extra-partito con cui venivano finanziati capricci e lussi di familiari e protetti del Cerchio Magico raccontavano una verità che adesso, dopo una serie di riscontri documentali, forma il nocciolo dell’avviso di garanzia recapitato ieri all’ormai ex segretario della Lega, Umberto Bossi: truffa ai danni dello Stato, ovvero 18 milioni di euro ricevuti l’estate scorsa sulla base di un rendiconto considerato falso.

Così il Senatur è entrato nel nuovo cerchio, per nulla magico, inaugurato dalla procura milanese il 3 aprile scorso con l’esplodere dello scandalo Lega: quello degli indagati che dovranno rispondere della dissipazione dei fondi dello Stato per i rimborsi elettorali versati al partito di via Bellerio.

Dove ieri si sono presentati i carabinieri, così come a Gemonio, per consegnare uno dei cinque provvedimenti firmati dai pm Alfredo Robledo, Roberto Pellicano e Paolo Filippini, e che riguardano anche due figli del «capo»: ovvero il «Trota» Renzo, attualmente in vacanza in Marocco per riprendersi dagli stress della finta laurea e delle dimissioni dal consiglio regionale lombardo, e del «pilota» Riccardo, accusati entrambi di concorso in appropriazione indebita; nonché del senatore Piergiorgio Stiffoni, che deve rispondere di peculato per essersi servito dei soldi destinati al gruppo parlamentare; e infine del mediatore Paolo Scala, l’uomo dei conti a Cipro e in Tanzania la cui posizione processuale peggiora con una riqualificazione del reato che passa da concorso in appropriazione indebita a riciclaggio.

Diventano così otto le persone sottoposte a indagine nella vicenda partita degli investimenti in Tanzania dell’ex tesoriere «più pazzo del mondo». Numero destinato a salire, stando alla mole di documenti sequestrati nelle ultime settimane dalla Guardia di Finanza e sottoposti alla verifica dei periti nominati dall’accusa.

All’esame è infatti anche la posizione di Rosi Mauro, vicepresidente del Senato e segretaria del Sindacato Padano, i cui conti (privi di un qualsiasi bilancio) sono ora passati al setaccio nell’ipotesi che i cospicui finanziamenti al sindacato siano finiti in buona sostanza nella sua disponibilità.

Così come, sotto la lente d’ingrandimento, è anche la posizione della moglie di Bossi, Manuela Marrone, considerata da molti la vera «capa» del Cerchio Magico, destinataria, secondo le intercettazioni di Belsito e della Dagrada, di rilevanti somme per finanziare acquisto di case e terreni nonché la scuola privata Bosina (un milione di euro, almeno). Ma i bilanci raccontano anche di spese da verificare per iniziative del partito tutte da dimostrare, come i soldi finiti alla Guardia Padana.

La cosa incredibile è che gli investigatori hanno ritrovato, nei file sequestrati ai computer di Belsito, anche una serie di lettere che confermano l’uso privato del denaro del partito. C’è quella scritta da Riccardo Bossi, che chiedeva al tesoriere di saldare alcuni mancati pagamenti per i quali aveva subito delle cause per la sua passione automobilistica («… ieri ne ho parlato pure con papà, è d’accordo… ho diritto ad avere queste somme…»).

Un «diritto» scaturito dal riscatto del leasing di una Bmw X5, di cui il giovin virgulto non era più in grado di affrontare le spese: 21 mila euro, saldati pronta cassa da Belsito. C’è poi la missiva del senatore Piergiorgio Stiffoni indirizzata al capogruppo della Lega in Senato Federico Bricolo (ascoltato due settimane fa in procura) per giustificare gli ammanchi di cassa (con 200 mila euro si comprò dei diamanti): «… Scusami tanto – scriveva in sostanza Stiffoni – ho prelevato questi soldi per mie spese familiari, li rifonderò al più presto…»).

Altro che gestione allegra: a sentire l’accusa, era più che altro un assalto alla diligenza. È risultato, ad esempio, che i due figli di Bossi ora indagati, percepivano, oltre ai soldi dal consiglio regionale per il «Trota» e come «assistente» dell’eurodeputato Speroni a Bruxelles, il «pilota», una «paghetta» di circa 5000 euro al mese per gli sfizi.

Che sommati negli anni presi in considerazione nelle indagini, dal 2008 al 2011, portano alla ragguardevole cifra di 480 mila euro. Riccardo Bossi, oltre a farsi pagare auto e riparazioni per la sua passione automobilistica, avrebbe versato anche 5000 euro all’ex moglie Maruska Abbate, pagamento fatto tra il maggio e l’ottobre 2011 con soldi prelevati con bonifico dal conto della Lega del Banco di Napoli di piazza Montecitorio, a Roma.

Fonte:

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/454545/